Prima di tutto, i complimenti. Soragna, quando è arrivato quest’estate a Savona, era un calciatore sostanzialmente finito. Puntare su di lui assomigliava proprio ad una scommessa impossibile. C’era addirittura chi riteneva che i suoi problemi fisici lo avrebbero prima o poi bloccato (ciò che in effetti è successo, nel mese di novembre dell’anno scorso). Il Voghera se n’era liberato allegramente (ora, magari, i nostri “gemellati” si saranno anche pentiti), visto che in squadra avevano altri attaccanti e Soragna era solo il sostituto di un panchinaro.
E invece il ragazzo ha sempre lottato e di questo bisogna dargli atto. A differenza di altri big o pretesi tali, s’è impegnato, anche con umiltà. Dunque, tanto di cappello a lui come giocatore e soprattutto come uomo.
Ma chi definisce la stagione di Soragna esaltante assomiglia un po’ a chi vede uno stormo di lucciole passare qua e là in una notte estiva e le prende, una per una, per lanterne accese da una mano fatata. Infatti, l’attaccante di Casale Monferrato, finora, ha segnato sei gol, finendo per essere il capocannoniere della squadra (se si esclude Minieri, che in corso d’anno è stato ceduto al Vado), ma tutti contro le ultime quattro della classifica.
Nel girone di andata, infatti, Soragna ha segnato solo a Saluzzo nel pareggio di metà settembre e a Sestri Levante nella vittoria di inizio dicembre. Nelle ultime partite, invece, ha regalato la doppietta di due settimane fa sempre con il Saluzzo (due gol, comunque, che gli sono attribuiti per generosità, in quanto sostanzialmente autogol della difesa piemontese), alla quale si aggiunge ora il gol segnato alla Sanremese dei giovanissimi.
Definire questa una resurrezione è prendere in giro il pubblico e il giocatore stesso. Quando quest’ultimo si confermerà con una squadra perlomeno di metà classifica, allora forse potremo parlare di un ritorno di Soragna al calcio giocato. Per ora, è come se avesse partecipato e segnato in un girone di Eccellenza, neppure tanto forte.
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