Se qualcuno poteva immaginare una goleada nella partita interna del Savona con l’Imperia, ormai ridotta a cercare giocatori in Prima categoria, nessuno avrebbe mai osato pensare ad una serie così incredibile di rigori a favore della squadra di casa, neppure nei suoi sogni più proibiti.
Eppure, se almeno uno dei tre rigori è sembrato piuttosto generoso, l’arbitro non ha fatto che il suo dovere, sanzionando alcuni interventi al limite del regolamento, seppure all’interno dell’area dell’Imperia.
E fin qui sono tutti i segnali positivi del match, riassumibili in particolare nella puntigliosità del direttore di gara, forse uno dei più precisi di tutta l’annata.
Il resto, invece, è degno di un film dell’orrore, e di serie B, per giunta, con tutto lo splatter del sangue rosso-pomodoro e le dentiere sdentate da vampiro. Con orrore, sinceramente, si pensa a quei settanta (anche perché non sono di più) poveri abbonati, che han pagato davvero care queste partite inutili, indecorose, condotte senza un minimo di rispetto per chi invece dovrebbe poter vedere uno spettacolo non si dica divertente, ma almeno decente.
Alcuni spettatori del già non folto pubblico sono usciti anzi tempo, senz’aspettare il fischio finale, perché si sentivano umiliati da quel che s’era visto sul rettangolo di gioco – e non per la pochezza tecnica degli Imperiesi, riscattata, almeno, dalla loro voglia e dalla loro impareggiabile corsa, ma per quella dei giocatori savonesi, che, forse impensieriti per il primo caldo della stagione, fingevano d’essere alla spiaggia a giocare a rimpiattino o con il volano e le racchette.
Una partita al limite del ridicolo, dove si sono contate, a essere generosi, due azioni in novanta e passa minuti: due azioni, si badi bene, contro un team allo sbando, messo insieme alla bell’e meglio, con giocatori raccogliticci, presi in settimana a coprire le falle, con un portiere che secondo qualche ben informato neppure aveva mai giocato in quel ruolo.
Eppure, contro ogni previsione, l’Imperia dei miracoli, una povera banda Bassotti senza capo né coda, ha saputo dare lezioni di calcio alla banda del buco biancoblù: qualche triangolazione a loro riusciva, perfino pregevole, quasi da applauso per chi, in tutto questo tempo, ha visto dai suoi beniamini solo lo schema della palla-lunga-e-poi-pedalare.
Nel contesto di quest’anno disgraziato, al di là del risultato finale, che magari sarà anche, secondo le premesse e le promesse del presidente, migliore di quello dell’anno scorso, una partita come questa non solo è adattissima a completare il puzzle delle brutte figure inanellate da ex-professionisti, da ex-giovani di belle speranze, da ex-giocatori, ma anche è il coronamento pregevole di tutte le loro (si spera) ex-carriere.
Ci siamo davvero stufati di assistere allo scempio del gioco del calcio, perpetrato ormai da troppo tempo al Bacigalupo. Preferiremmo vedere la squadra perdere, ma giocare, che vederla vincere grazie alla generosità dell’arbitro e al livello imbarazzante dell’avversario – un avversario infarcito, si ricordi bene, di giocatori che non avevano, tra l’altro, nessuna amalgama tra loro, ma che dimostravano, almeno, di starla cercando, a differenza di supposti professionisti che al posto di impegnarsi sembravano usciti per una gitarella fuori porta.
Peccato che Pasquetta sia passata da un pezzo. Peccato che anche la nostra pazienza sia con questa partita definitivamente finita.
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