Archivio per Ottobre 2008

Pagelle di Savona-Sestri Levante (26 ottobre 2008)

Luca Giribaldi, voto 8: attento e preciso, vola a togliere la palla dalla propria porta in almeno due occasioni. I gol subiti sono merito della difesa. Una uscita a vuoto, motivata dalle continue critiche, non macchia una prestazione eccezionale. Ci si pensi bene prima di sostituirlo.

Simone Borraccino, voto 6: ogni tanto soffre le folate dei centrocampisti savonesi, ogni tanto indovina un corridoio giusto. Non al suo massimo.

Luca Riggio, s.v.: nessuno l’ha avvistato. Probabilmente era a giocare a Borgomanero con il compagno Salis. Oppure sarà stato a casa ad aspettare una chiamata dalla Seconda Divisione.

Alessio Salis, s.v.: mai in partita, superato in tutte le maniere da Ranieri e Termini, non è un centrocampista di contenimento, non è un centrocampista di costruzione. Insomma: non è un centrocampista.

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Il Savona ringrazia la buona vena di Giribaldi, un po’ meno Bortolas

Battuta d’arresto per il Savona targato Bortolas, che al primo appuntamento con una squadra in forma paga pegno, rischiando di perdere nuovamente in casa. Stavolta, è il piccolo Sestri Levante a fare paura alla corazzata-che-nessuno-vede-ma-che-tutti-vorrebbero. I corsari, infatti, riescono ad andare in poco meno di dieci minuti avanti di due gol. Il resto della partita è sintetizzabile con il solito gol di rapina firmato Giglio e con due paratone da dieci e lode di Giribaldi: altrimenti, saremmo qui a commentare un 4-2 per la squadra di Buffoni.

Tra le compagini che sono giunte fino ad ora al Bacigalupo, non è peraltro che questa sia la migliore. Anzi, probabilmente questo è un team, ripetiamolo, piccolo-piccolo, con due centrali lentissimi (soprattutto Annoni, davvero poco a suo agio in questo match) e macchinosi e un attacco fenomenale, formato da due talentissimi, Travaini, verissima spina nel fianco (molle) della difesa savonese, e Siligato, che, invece che essere un oggetto misterioso come qualcuno sosteneva (e naturalmente non lo è affatto l’albanese del 1988 che forse i plenipotenziari del mercato biancoblù stanno per tesserare e della cui carriera ci sono, in giro, labilissime tracce), ha dimostrato di avere piedi buoni e mira perfino migliore.

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Il Savona rinato

Da Giaveno, il Savona torna confortato da tre punti importanti e da una prestazione positiva sotto diversi aspetti. Il gioco appare migliorato, Bortolas rinfrancato, alcuni calciatori piuttosto opachi nelle prime sette gare quasi rinati.

Fin qui gli aspetti rosei della situazione, ai quali si deve aggiungere anche una ripresa della condizione generale della squadra e un momento di rapporto in genere cordiale con la tifoseria (del resto, basta vincere e ogni altro discorso è messo in cantina, anche quando riguarda l’”onore” e la “rispettabilità”).

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Donna senza amore, Fiory senza profumo

Il “rubacuori” tornato a Savona nasce a Capri il 26 giugno del 1990. Secondo gli almanacchi, è alto 1, 85 e pesa 77 chili. Pare che all’inizio, quando andava a dare i primi calci al pallone, volesse fare l’attaccante e che ritenesse la carriera da portiere piuttosto noiosa; alla fine, sembra che l’abbiano convinto a cambiare idea. Gianmarco ha iniziato la carriera nelle prestigiose giovanili della S.C. Caprese (è una squadra di calcio, non una insalata), dove è restato dal 2001 fino al 2006 sotto la guida di Ciro Pescina, per poi approdare al Sorrento (C2).

Qui ha militato nelle giovanili e ha persino esordito tra i professionisti (2006-2007): in effetti, solo dieci minuti di Coppa Italia contro la Nocerina (era il terzo portiere della prima squadra). Il breve periodo a Sorrento è probabilmente stato più importante di quel che possa sembrare per la carriera del ragazzo: preparato atleticamente da Gigi Imparato, ex portiere professionista, e seguito da ultimo anche da Mario Capece, Gianmarco aveva praticamente la strada spianata verso Torino, sulle orme di un altro talento lanciato da Capece nel 1999, Mirante, che divenne secondo portiere della Juventus proprio a sedici anni.

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Giglio Wonka e la fabbrica di cioccolato

Che cos’è successo a Raffaele Giglio, bomber indiscusso del Savona? Con abile mossa, era riuscito a suo modo a far fuori un allenatore a lui scomodo (era l’unico rappresentante della squadra nella riunione del prepartita di Savona-Rivoli, quando la società decise di concedere ancora a Biffi quel match, prima dell’esonero); dimostrando genialità, era riuscito anche ad essere abbastanza teatrale da conquistare i tifosi, tutti pronti a credere nel progetto solo a vedere balenare un po’ di gioco, ma soprattutto di gol dalle sue parti.

Insomma, il simpatico oriundo napoletano ce l’aveva fatta e gli era riuscita un’impresa mica da ridere, quella di restare equidistante tra gli ultras che gli dedicavano interviste in ginocchio, dove gli era consentito di tutto (perfino di violentare la sintassi italiana), e la controversa e invidiata società. A nessuno, prima d’ora, era venuto neppure in mente di tentare di fare uno slalom simile tra squadra, tifo e dirigenza: del resto, chi è in grado tra gli attuali e i vecchi giocatori del Savona di farne uno, anche solo sul campo?

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Pagelle: Savona – Sarzanese (12-10-2008)

Luca Giribaldi – voto 7: bravo in diverse occasioni, quando non ce la farebbe ci pensa la traversa. Fortunato e audace, ma una sicurezza, nonostante tutti aspettino Fiory.

Simone Borracino – voto 6: di stima, ma oggi gliene riescono davvero poche. Parte contratto, su una fascia che sinceramente non sentirà mai sua davvero; si libera bene per un assist importante, ma per il resto è sempre in affanno, affannissimo.

Luca Riggio – voto 5: non si vede ed è meglio finché è sulla fascia. Quando subentra come centrale a Poli, è una tragedia. Da dimenticare, subito, prima di passare direttamente all’alcool.

Alessio Salis – voto 5: meglio del solito, quasi quasi più grintoso. Può andare bene se si vuole un pitbull al posto di un giocatore. Continua a leggere ‘Pagelle: Savona – Sarzanese (12-10-2008)’

Soragna batte Sarzanese 2-1

Il Savona che non t’aspetti, diciamolo subito, sembra uscito, perlomeno in parte, dalla crisi più nera degli ultimi dieci anni: riesce a battere la Sarzanese, seppure solo di misura, fingendo spesso di giocare, ma facendo vedere qualcosa di meglio soprattutto in attacco, dove Soragna fa la sua parte, con grande caparbietà e una migliore mira rispetto alle ultime sconfortanti prove.

Il tifo sembra tornare sulla stessa lunghezza d’onda anche del suo Capitano, che pure non ha accennato a scuse né prima né soprattutto dopo la partita, anche se ha affidato a qualche sgherano della società la notizia della sua contrizione, talmente ben mascherata che quasi quasi, se fossimo un po’ più creduloni, riusciremmo anche a credere esistente.

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Parbleu, D’Artagnan se n’è scappato!

Rimarrà un mistero buffissimo il nome del centrocampista francese (del quale conosciamo, peraltro, quasi perfino le abitudini sessuali) venuto questa settimana a ingrossare le fila dei giocatori provati dal Savona e rispediti al mittente.

Un giornale che è tanto bene informato, infatti, ci ha raccontato tutto di lui: sappiamo che barba e baffi gli incorniciano il volto, che ha vent’anni, ma ne dimostra di più, che è un talentuoso centrocampista di fascia, ma che è stato giudicato inutile dallo staff tecnico (forse, chissà, tanto talentuoso non doveva essere).

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Fischiare o non fischiare: questo è il problema?

Dopo la sceneggiata di Alessio Barone davanti ai tifosi a Ciriè, dopo la memorabile vittoria contro i campioni veri eredi dell’Orbassano che fu, in tanti si chiedono: il Capitano (con la c maiuscola, come quella del Capitano Findus) deve essere fischiato o no?

La società, tanto per far capire che aria tira, ha mandato in avanscoperta l’incolpevole Panucci, che con la sua solita aria da disfattista ha inanellato i soliti preziosi luoghi comuni, riscoperti nell’occasione con grande dispendio di energia.

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L’insopportabile leggerezza del 4-4-2

 

Sopravvalutato. Soprastimato. Noioso. Prevedibile. Il 4-4-2 ha tutti i difetti possibili. Se, poi, aggiungiamo che quasi nessun difensore sa muoversi a zona, soprattutto se gioca in serie D, è il modulo peggiore in assoluto. In campi da calcio di due metri per tre, quando va bene, giocare in linea in difesa è il modo migliore per prendere valanghe di gol e subire in contropiede la qualsiasi anche da squadrette di seconda classe.

Se, poi, scendiamo nel merito della rosa (piena di spine) del Savona di quest’anno, scegliere il 4-4-2 come modulo base è, diciamo così tanto per essere chiari, un suicidio.

 

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