Qualcuno avrà il coraggio di esaltare questa vittoria del Savona sul campo del Ciriè tra i giornalisti locali? Naturalmente - non c’è mai limite alla vergogna umana.
Ma da esaltare in questo striminzito 1-0 c’è davvero poco: contro una squadra che assomigliava più ad una under che ad una squadra di serie D, il Savona fatica a trovare spiragli, non ha il fiato necessario per tenere due tempi (come al solito), fortunosamente fa tre punti grazie ad un autogol. Tuttavia, c’è da segnalare un tiepido miglioramento nel gioco, anche se, alla fin fine, l’unica buona notizia è che i biancoblù arrivano a quota 5 e per la prima volta si sentono meno in affanno.
La vittoria, però, non è merito delle scarse innovazioni di Bortolas (che rilancia Salafrica e Riccardi, e tutto sommato fa anche bene), né della genialità di una squadretta piccola piccola, ma dei demeriti grandi di un Ciriè votato al suicidio, dove hanno giubilato tutti i giocatori dell’anno scorso per far posto ad una pattuglia di giovanotti, a cominciare dal portiere Ussia, classe 1987, tutta una carriera all’Orbassano dove l’anno scorso contava come under, come il compagno di reparto Tarallo, sempre classe 1987, o i centrocampisti Ippolito e Atteritano, classe 1988.
Se si esclude, infatti, Bergantin, il Ciriè è tutto formato da ragazzi con età sotto i 23 anni, talora prelevati da squadre che l’anno scorso hanno faticato non poco per salvarsi o non si sono salvate (Bo, ad es., classe 1987, era in difesa al Saluzzo e alla Novese; Balagna, classe 1985, uno dei “vecchi”, alla Rivarolese).
Insomma, se il Savona avesse fallito anche stavolta, sarebbe stato imbarazzante perfino per uno, come ad es. Barone, che alla sua veneranda età sembra già bollito e strabollito.
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