A Viterbo, Andreotti gioca 19 partite, tra cui, quasi interamente, le quattro partite di play-off, finito con la sconfitta contro il Crotone. Marco segna una splendida rete dalla distanza (la sua specialità) nella prima partita della semifinale contro l’Acireale, sua ex squadra.
Ciononostante, a Viterbo non resta. Nell’agosto, sembra debba seguire il proprio ex allenatore, Guido Carboni, al Bari. Quest’ultimo gli riconosce qualtà tecniche notevoli e capacità nel gioco di rilancio. Lo aspetta nel ritiro di Pescia. Naturalmente, Andreotti alla fine firma sempre in zona, ma per il Pisa, in C1.
Quando inizia la sua carriera, Marco Andreotti è assai promettente. Fa parte di una importante primavera granata, della quale era una delle colonne portanti insieme a Bernardi e Di Donato. Il loro destino si decide con la prima destinazione, nella stagione 1997-1998: va a finire al Castel di Sangro. E’ pur sempre serie B, ma la squadra lascia a desiderare, imbottita com’è di giovani e giovanissimi. Gli altri, però, fanno carriera: Di Donato sarà il faro del centrocampo del Palermo di Guidolin promosso in A; Mignani sarà capitano e simbolo del Siena in serie A; Vanigli giocherà in serie A nell’Empoli; Cristiano sarà il capitano-goleador dell’Ascoli promosso in A; Spinesi diventerà un bomber famoso ancora oggi; quanto a Cudicini, sarà portiere perfino nel Chelsea.
L’anno successivo è una stagione non proprio fortunatissima: comincia con l’Arezzo, dove, tra i difensori, c’è una vecchia conoscenza savonese, Andrea Cipolli, ma viene tagliato, dopo aver giocato quasi sempre scampoli di partita e aver segnato un gol. La squadra dove viene dirottato è sempre in C1, l’Acireale. Continua a leggere ‘Ritratto di Andreotti da grande (prima parte)’
Se sei a terra, non strisciare mai;/se ti diranno: “Sei finito”, non ci credere:/ devi contare solo su di te…
Paolo Ponzo, nuovo centrocampista del Savona calcio di quest’anno, già in forza alla Reggiana, dall’alto delle sue trentasette stagioni, ha una certa facilità a mettersi a nudo, tanto che ha scritto con Stefano Gozzi e Paolo Battaglia un libro (“Un pallone per gli altri”, i cui incassi sono stati devoluti all’ASEOP, cioé all’Associazione per il sostegno dell’ematologia pediatrica) e tiene, anche se non lo aggiorna più di tanto, un blog, anche piuttosto frequentato (da tifosi, in genere, e da compagni di squadra). Della sua carriera hanno discettato un po’ tutti, meno delle sue idee, che pure hanno almeno un pregio evidente, quello della semplicità.
A leggere il suo diario internautico, una parola infatti emerge come riconoscibile tratto del suo animo – appunto la semplicità, intesa in particolare come lotta contro ogni eccesso, contro ciò che è assurdamente chiassoso e inutile. Una filosofia quasi da frate trappista, la quale ricorda da vicino alcune brillanti pagine di un recente libro, Il pane di ieri, di padre Enzo Bianchi.
“Ha una bella castagna”, dicono di lui. Il lui in questione è Stefano Cagliani, attaccante del 1988 portato a Savona da Geremia Armienti, che lo conosce bene, in quanto l’anno scorso il ragazzo era nel Pontedecimo, in Eccellenza. Una stagione, quella vissuta dalla squadra, in chiaroscuro: quasi subito fuori dalla zona che conta, cioé in sostanza i primi due posti, il Pontedecimo s’è ripreso soprattutto nel finale, facendo un buon numero di risultati utili consecutivi, che tuttavia sono serviti a poco.
Armienti, poi, s’è trovato a sostenere la cordata che ha acquistato il Savona calcio e si sa come siano andate le cose. Stefano, dunque, è un suo pupillo, presentato dallo stesso con parole d’elogio.
La situazione in Prima e Seconda Divisione, con una decina (o forse una ventina) di squadre che probabilmente non riusciranno a iscriversi, seguendo il destino infelice di Biellese e Ivrea, che, se lo richiederanno, potrebbero partecipare alla nuova serie D, che uscirà da questi incastri tra retrocesse e neopromosse, è talmente grave, come questo blog anticipava mesi fa, da autorizzare una disamina delle possibilità di ripescaggio. Come è successo anche in anni precedenti, il regolamento prevede che si alternino nel ripescaggio in Seconda Divisione una squadra retrocessa dalla Seconda Divisione e una squadra che ha militato in serie D. Le due graduatorie sono separate.
Tra le retrocesse dalla Seconda Divisione, in tutto nove, non tutte sono ripescabili, perché hanno già goduto di un ripescaggio (dalla serie D alla Seconda Divisione, o alla serie C2, così come si chiamava un tempo questo campionato) negli ultimi cinque anni: si tratta, in particolare, del Montichiari, del Vigor Lamezia (la cui situazione, d’altra parte, non sembra chiara dal punto di vista del diritto e quindi potrebbe comunque fare domanda, anche se la società non pare particolarmente interessata, mentre lo sarebbe, a buon diritto, la tifoseria), del Val di Sangro, del Rovigo e del Pizzighettone, mentre non tenterà sicuramente la domanda l’Isola Liri, alle prese con una crisi finanziaria difficile da risolvere. Nella graduatoria, che verrà stilata secondo criteri completamente diversi rispetto a quelli della serie D, tra i quali sono anche, ad es., l’importanza della storia delle singole società o la media spettatori delle ultime stagioni, secondo alcuni calcoli del sito http://www.cittasport.it/news.asp?id=8581&dire=3, le restanti tre retrocesse dovrebbero essere in questa sequenza: Cuoiopelli, Poggibonsi e Valenzana. Tutt’e tre sono intenzionate a presentare domanda di ripescaggio, come si evince da alcune dichiarazioni ai giornali o ai siti internet (http://www.valdelsa.net/det-cy36-it-EUR-30133-.htm; http://www.lamezia.net/news_1.asp?ID=8575).
Oggi, finalmente, è avvenuto il passaggio di proprietà del Savona calcio. L’operazione, manco stessimo parlando di Real Madrid, si è conclusa dopo quasi tre mesi di tira-e-molla, tra una vecchia società che voleva vendere e una nuova, che prima voleva entrare come sponsor, poi ci ha ripensato e voleva acquisire un pezzo del Savona, poi un pezzo più grosso, poi quasi tutto, poi ha scritto e riscritto una lettera d’intenti, successivamente ha fatto quasi saltare il tavolo delle trattative, infine ha comprato (per una cifra irrisoria).
Nel frattempo, è successa la qualunque: precontratti firmati da chi non aveva in mano la società, giocatori fermati e poi lasciati andare, allenatori scambiati come figurine, tutto in nome dello squadrone schiaccia-sassi, che, nell’intenzione dei molti, deve asfaltare il prossimo campionato, o perlomeno cercare di non fare proprio la stessa figura dell’anno scorso.
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