La lezione di Paolo Ponzo

 

 

Se sei a terra, non strisciare mai;/se ti diranno: “Sei finito”, non ci credere:/ devi contare solo su di te…

 

Paolo Ponzo, nuovo centrocampista del Savona calcio di quest’anno, già in forza alla Reggiana, dall’alto delle sue trentasette stagioni, ha una certa facilità a mettersi a nudo, tanto che ha scritto con Stefano Gozzi e Paolo Battaglia un libro (“Un pallone per gli altri”, i cui incassi sono stati devoluti all’ASEOP, cioé all’Associazione per il sostegno dell’ematologia pediatrica) e tiene, anche se non lo aggiorna più di tanto, un blog, anche piuttosto frequentato (da tifosi, in genere, e da compagni di squadra). Della sua carriera hanno discettato un po’ tutti, meno delle sue idee, che pure hanno almeno un pregio evidente, quello della semplicità.

A leggere il suo diario internautico, una parola infatti emerge come riconoscibile tratto del suo animo – appunto la semplicità, intesa in particolare come lotta contro ogni eccesso, contro ciò che è assurdamente chiassoso e inutile. Una filosofia quasi da frate trappista, la quale ricorda da vicino alcune brillanti pagine di un recente libro, Il pane di ieri, di padre Enzo Bianchi.

Paolo Ponzo si dipinge così: naif e ottusamente rigido, controcorrente e a tratti perfino ruvido, come forse è anche sul campo da calcio. In un momento particolarmente delicato della sua carriera e, quindi, di grande produttività letteraria, quando sta per lasciare lo Spezia a fine agosto 2007, lascia questo messaggio ai propri lettori:

è proprio questo che spesso non si apprezza, la normalità la semplicità. Siamo sempre alla ricerca del particolare del diverso del superfluo. Alcune volte, anzi spesso mi rendo conto di essere diverso proprio perchè amo il semplice odio l’apparire senza essere, purtroppo in questa società non conta la sostanza. Vedo troppi venditori di fumo.

Una accusa, la sua, reiterata in diverse occasioni: parole semplici, ma profonde. L’odio dell’apparenza, del commerciale, di tutto ciò che fa rima con consumismo e fumo negli occhi – insomma, il diniego del marketing, della pubblicità a tutti i costi, dell’inutilità vs. sostanza. Un verbo talmente incarnato nella propria professione da farlo diventare rigido con se stesso, come ammette quando parla dei ritiri precampionato:

certo restare 15 giorni lontano dalla famiglia non è bello ma qualche piccolo sacrificio bisogna pur farlo.

Ponzo è uno che dà tutto se stesso sempre, perfino nei test fisici, conscio tuttavia dei limiti della propria età, ma sperando sempre che siano le motivazioni a muoverlo, al di là delle gambe:

Io amo la competizione e il mettermi allla prova pertanto effettuo agni test al massimo delle mie possibilità, forse non tutti fanno lo stesso, ma fatto stà, che da quando gioco a calcio per quanto riguarda i test di resistenza mi ritrovo sempre al primo posto. Lo dico con molto orgoglio e ne vado molto fiero. Nonostante l’età le zavorre non ci sono ancora ma ciò che conta di più sono le motivazioni e la serietà con cui si affronta il test.

Ma poi, per lui, non è mica un grande sacrificio stare per un po’ di tempo in montagna, visto che si considera un uomo di montagna (abita con la famiglia a Bardineto, dove la moglie dirige un albergo): a quanto scrive, del resto, in un momento di confessione personale, immagina la propria vita, quando avrà finito col calcio, proprio su una montagna, a parlare agli amici tramite pc. Legato sempre a questo mondo è il divertente aneddoto che Ponzo racconta a inizio agosto 2007, quando ricorda come, durante una escursione insieme ad alcuni compagni di squadra, è caduto in un torrente nella val di Genova, distruggendo il suo cellulare.

Ecco, così, un’altra caratteristica di Paolo: essere un uomo di squadra, che frequenta i suoi amici al di là del lavoro e dell’impegno professionale, anche solo per andare, come racconta lui stesso, abbracciati, al concerto della Mannoia il 25 luglio 2007, là dove racconta di essere stato con:

due persone umili e semplici, per questo speciali, Nicola Padoin e Alberto Bianchi.

Umiltà e semplicità, ma anche caparbietà che sono anche le qualità che Ponzo mostra di avere, in tutto questo tempo:  andandosene via da La Spezia, scrive d’essere sicuro di “aver sempre fatto il mio dovere”; in un altro momento, scrive o fa suo un aforisma molto potente:

Possedere una irremovibile convinzione di fronte a qualsiasi ostacolo, questa è la vera libertà.

In questo quadro si capisce la sua grande passione per il rugby, sport gentile, ma duro, che insegna a stare con gli altri, senza essere protagonista, ad agire senza menzogne e infingimenti, ma solo lealmente, perché così vuole il gioco stesso: una palestra di vita, atta a forgiare prima di tutto l’uomo e solo dopo l’atleta. Ecco perché Ponzo tanto si infuria quando guarda allo spettacolo che offre oggi come oggi il calcio:

Ma dov’è andato a finire lo sport o meglio dov’è andato a finire lo spirito sportivo? Il calcio è ormai tutto fuorchè uno sport; chiacchiere, finzioni, apparenza. Mi piacerebbe sentir parlare di fatica, sacrifici, azioni, gol e non solo di diritti televisivi, sfilate, gossip…

Uno sport dove, si indovina dalle sue parole, non è tanto importante vincere subito, presto, maledettamente, ma giocare con lealtà e fatica, senza fingere di divertirsi: un calcio antico, al quale forse le nuove generazioni sono disabituate, e che probabilmente anche le vecchie non ricordano più. Ecco perché è importante che a Savona sia arrivato un uomo di sport come Ponzo.

Non è, in effetti, tanto rilevante che sia un giocatore professionista dal curriculum di tutto rispetto, quanto che porti un messaggio antico e nuovo allo sport giocato e tifato. L’unica cosa che interessa ormai, a tutti i livelli, è vincere, non partecipare: se per vincere bisogna abbassarsi a qualche compromesso, meglio ancora – basta che la vittoria arrivi e meglio se arriva presto, o perfino subito.

Ponzo, invece, comunica un messaggio che in tanti dovrebbero ascoltare: la filosofia dello sport (ma anche quella della vita) dovrebbe essere un’altra. Il vero sport non si consuma solo pensando a come si asfaltano gli avversari, il vero sport è partecipazione, è gioia, è sostenere i propri colori al di là di ciò che avviene sul campo. E’ stare vicino alla propria squadra, perché lo si sente dentro – non perché gioca contro la Fiorentina, o perché sta conquistando una promozione.

Ponzo ci lascia, così, un’altra grande lezione, che forse molti dovrebbero imparare: il rispetto dell’avversario, anzi di tutti gli avversari. Esorta, in uno dei suoi ultimi post, a copiare l’atteggiamento che hanno gli allblacks neozelandesi quando affrontano una nazionale non particolarmente quotata:

Tutto è calcolato studiato anche il più piccolo particolare e se si osa dire: “Guardate che non serve, perdete tempo, è come se i campioni del mondo di calcio si mettessero a studiare ogni mossa di San Marino…”, si manca di rispetto non tanto agli avversari ma agli stessi All Blacks. Un avversario è un avversario, non si dica che i più forti si mettono a snobbarlo.

Lezione imperdibile per chi snobba l’Acquanera, o il Borgorosso Arenzano, solo perché “non hanno un bel nome”, o si inventa di chiamare Pizzeria la Pro Belvedere Vercelli, che peraltro oggi, da pizzeria in su, gioca tra i professionisti.

Ponzo è un uomo così, che non ha mai disonorato se stesso, che ha sempre dato il massimo, o meglio il massimo possibile. E pazienza se l’età non è più verde, o se non macinerà più gli stessi chilometri di vent’anni fa. Quello che è fondamentale è il rispetto di se stessi, è il sapersi coerenti con i propri ideali di uomo.

1 Risposta a “La lezione di Paolo Ponzo”


  1. 1 SAVONESE Luglio 29, 2009 alle 7:08 am

    Ma non aggiorni mai con costanza!


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