Ritratto di Andreotti da grande (prima parte)

Quando inizia la sua carriera, Marco Andreotti è assai promettente. Fa parte di una importante primavera granata, della quale era una delle colonne portanti insieme a Bernardi e Di Donato. Il loro destino si decide con la prima destinazione, nella stagione 1997-1998: va a finire al Castel di Sangro. E’ pur sempre serie B, ma la squadra lascia a desiderare, imbottita com’è di giovani e giovanissimi. Gli altri, però, fanno carriera: Di Donato sarà il faro del centrocampo del Palermo di Guidolin promosso in A; Mignani sarà capitano e simbolo del Siena in serie A; Vanigli giocherà in serie A nell’Empoli; Cristiano sarà il capitano-goleador dell’Ascoli promosso in A; Spinesi diventerà un bomber famoso ancora oggi; quanto a Cudicini, sarà portiere perfino nel Chelsea.

L’anno successivo è una stagione non proprio fortunatissima: comincia con l’Arezzo, dove, tra i difensori, c’è una vecchia conoscenza savonese, Andrea Cipolli, ma viene tagliato, dopo aver giocato quasi sempre scampoli di partita e aver segnato un gol. La squadra dove viene dirottato è sempre in C1, l’Acireale.

Anche qui non lascia il segno: solo sette gare cui partecipa, nessuna in sostanza da vero titolare, visto che viene sostituito o sostituisce un compagno (siede, tra l’altro, in panchina vicino all’ex savonese Marco Agatino Alberio). Lo è invece l’anno successivo, quando si trasferisce all’Avellino. Finalmente una stagione, o quasi, da protagonista, anche se come mediano: stesso destino per il 2000-2001 (all’Albinoleffe in C1) e per il 2001-2002 (al Lecco in C1). Tuttavia, il trasferimento al Lecco sembra preludere ad un nuovo ridimensionamento: mentre nell’Albino, infatti, Andreotti gioca 32 gare, al Lecco intorno a lui c’è meno fiducia e alla fine gioca solo 8 gare complete e altre 16 per spezzoni più o meno lunghi.

Dalle stalle alle stelle. La stagione successiva è, probabilmente, la sua più esaltante. Viene infatti contattato dalla Florentia, che è appena stata retrocessa in C1: non si tratta naturalmente di un’occasione da poco e, con abilità, Andreotti la sfrutta nel migliore dei modi, diventando un pupillo della tifoseria viola e in particolare dell’allenatore Cavasin.

Probabilmente è questa l’esperienza che, nella sua carriera, è stata la più significativa, tanto che, quando in occasione del suo trentesimo compleanno, viene intervistato da un sito di tifo viola, ha ancora parole molto carine nei confronti della città:

Sono molto contento che [i tifosi della Fiorentina] si ricordino ancora di me. Per me il loro ricordo è immenso. Sono stati sempre vicino a noi: eppure non era un momento facile per la Fiorentina… Posso solo dire che li porterò sempre nel cuore. Non si possono scordare facilmente, sono unici.

Sono, in effetti, due anni, o quasi, piuttosto unici per Marco: quaranta partite, cinque gol, di cui uno al Franchi proprio contro il Savona – una fucilata da metà campo sulla quale non arrivò l’incolpevole Ghizzardi. Alla fine, però, quando la Florentia si ritrova, per via di un vero e proprio regalo del governo allora in carica, magicamente in serie B, Andreotti non rientra più nei piani della società e viene scaricato, a gennaio, alla Viterbese.

Continua così, con un nuovo trasferimento, una carriera che sembra tormentata, anche quando potrebbe definirsi felice. Del resto, il giocatore era chiuso a Firenze (la serie B non alla sua portata) e aveva giocato pochissimo, quasi sempre in sostituzione di qualche infortunato. Ciononostante, forse credeva di non essere tra coloro che avrebbero fatto la valigia, ancora poco prima della trasferta di Napoli, alla quale la squadra arrivava con pochi punti di vantaggio: così infatti dichiarava:

Quella del San Paolo è una partita per noi molto importante. Prima o poi dovremo vincere fuori casa, potrebbe essere davvero la volta buona a Napoli.

Insomma, una dichiarazione da giocatore della Fiorentina, non da giocatore in partenza per altri lidi: parole che stonano col fatto che Andreotti non gioca neppure un minuto (per la cronaca, finale 2-2, con reti di Riganò su rigore e Graffiedi per i viola) e che viene ceduto in C1 proprio alla Viterbese, con un contratto pluriennale.

Ma anche qui, resta ben poco, tutto sommato. (CONTINUA)