E’ andata così: non ci sono attenuanti. L’Entella vince, soprattutto dal punto di vista tattico, il big match e ora i cocci sembrano tutti del Savona, che ha giocato molto al di sotto delle proprie possibilità. Era una partita relativamente importante, ma caricata emotivamente e non solo dai mass media. Anche i tifosi ci hanno messo del loro, portando simpatici gadget ai giocatori biancoblù durante l’ultima seduta di allenamento a Noli. Col senno di poi, potevano risparmiarseli.
Il risultato non è bugiardo: ha vinto giustamente l’Entella, soprattutto perché maggiormente organizzata, seppure con una tattica che sembrava da suicidio, all’inizio. L’allenatore chiavarese ha avuto coraggio, come ha lui stesso ribadito durante la sua intervista post partita, anzi sarebbe meglio dire audacia o addirittura spregiudicatezza: del resto, è dall’inizio dell’anno che ha optato per un modulo inaudito in serie D, un 4-2-3-1, sul quale prima d’ora non s’è mai visto insistere così tanto.
Eppure, contro la formazione rimaneggiata dei Savonesi, costretti ad un 4-3-2-1 piuttosto stravagante, l’Entella ha gestito meglio, con un equilibrio piuttosto fragile tra i singoli reparti (che sono sembrati perfino sfilacciati e senza pedine chiare di collegamento), ma con una forza d’urto molto più consistente del tridente biancoblù. Ma andiamo con ordine.
Iacolino, in settimana, perdeva Montingelli e doveva lasciare a riposo Andreotti (finalmente, s’è saputo anche come mai). Grezzi non sarebbe dovuto essere della partita, mentre poi è stato schierato (ed ha fatto anche discretamente) nel secondo tempo. I due avanti titolari erano acciaccati, ma la ristrettezza della rosa ha costretto a schierarli lo stesso (dopo la mezza brutta figura con il Cuneo).
Qui sta anche una delle chiavi dell’incontro: la partenza a razzo del Savona iacoliniano è costata qualcosa, in termini di infortuni, naturalmente. E immaginare che sia Marrazzo sia Sogno, che ha un problema non di poco conto all’adduttore, potessero fare tutto il campionato a forza di infiltrazioni era francamente eccessivo. L’idea, poi, di farli giocare entrambi, con la possibilità che uno dei due si infortunasse seriamente, è stata una tattica da suicidio. Snaturare, di conseguenza, il centrocampo, perché mancano due pedine e quindi non si sa chi far giocare, è un’altra bella escogitazione; anzi, forse la migliore di tutte è costringere Sogno a fare la mezza punta, viste le sue condizioni non perfette.
Dall’altra parte, invece, Terzulli manteneva il modulo tattico che gli ha consentito di mantenere ridotte le distanze da una squadra che a uomini è nettamente più forte: una sola punta (ora Vasoio, ora l’ex Soragna), supportata da tre mezze punte avanzate (oggi Bodini e Piacentini, assieme ad uno dei due avanti che rientra); centrocampo a due, con i centrali bassi, anzi bassissimi nello scacchiere, davanti alla difesa a quattro. Questo schieramento potrebbe essere definito un 4-2-4 sporco: è chiaro che giocando nello spazio tra i due centrocampisti centrali e i quattro attaccanti chiunque potrebbe essere pericoloso (anche una squadra meno attrezzata del Savona), ma bisognerebbe saper leggere la partita per poter fare queste scelte in corsa. Solo verso la fine Iacolino ha saputo imbrigliare l’Entella, ma ormai era troppo tardi per raddrizzare una partita che i Levantini potevano vincere tranquillamente con una goleada.
In questo modo, di fronte alla fragile difesa savonese, l’Entella si trovava sempre 4 contro 4, con il vantaggio indiscutibile che Piacentini è altro giocatore che i due ragazzini biancoblù sulle fasce e Bodini ha un tasso tecnico più alto di tutta la difesa, fors’anche di Pascarella, l’unico incolpevole della giornata. Imbarazzanti, oggi, i due centrali savonesi (sia Di Leo sia soprattutto Bruni, che ha tenuto la posizione forse due minuti in tutta la gara), saltati come birilli perfino da Soragna, che è giocatore di potenza, non di velocità.
Qui è l’altra chiave di interpretazione della partita: inutile avere gli uomini più forti se poi li si schiera con inavvedutezza. Inutile avere i pezzi da novanta in repertorio se poi non hai qualche operaio da utilizzare nei casi di emergenza.
Oggi è Vasoio che ha colpito. Domani potrebbe essere chiunque, se si continuerà a sistemare la squadra in modo cervellotico, o se si insisterà a cercare la vittoria, anche quando un pareggio sarebbe stato comodo e ottimo. Farsi influenzare dall’esterno senza considerare la condizione oggettiva di difficoltà all’interno dello spogliatoio è stato, se dobbiamo individuarlo, il primo errore di Iacolino.
Il quale, peraltro, poco prima del doppio vantaggio di Vasoio, si infilava in una intervista a cuore aperto per il canale sportivo della Rai, sostenendo che la sua squadra aveva dominato il primo tempo, mantenendo il possesso palla. Evidentemente, non s’era accorto, tanto per dirne una, dell’imprendibile Piacentini che aveva avuto sui suoi piedi due o tre occasioni per mandare in frantumi l’imbattibilità del Savona.
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