Era l’11 marzo 2007: al Sivori va in scena una delle tante partite tra Sestri Levante e Savona, allora allenate rispettivamente da Flavio Ferraro e Giancarlo Riolfo. Alla fine, un pareggio salomonico, ma dopo tanti episodi non proprio cristallini, in particolare un rigore tirato due volte per il Savona e segnato alla fine da Grabinski, dopo l’errore iniziale di Prunecchi.
Alla fine, un siparietto davvero poco consono alle due società: un vero e proprio litigio tra Riolfo e Ferraro, raccontato poi da quest’ultimo ai microfoni dei giornalisti presenti:
In tanti anni di calcio non avevo mai vissuto un episodio simile. Rientravamo per l’intervallo, Riolfo urlava contro un mio giocatore (Guida che si era azzuffato con Barone), io gli ho solo replicato di pensare ai suoi giocatori, che ai miei provvedevo io. Mi si è scagliato contro come una furia, prendendomi per il collo. Se avessi reagito come sarebbe finita?
Ferraro aggiungeva, tra l’altro, che anche Patrick Panucci, allora dirigente del Savona assieme a Strinati, lo aveva insultato poco prima dell’incontro, ma che lui, anche in quell’occasione, non aveva replicato. Una brutta, bruttissima pagina di sport, nonostante le smentite di Riolfo (piuttosto piccato e innervosito, tanto da dichiarare che era stato contento di aver avuto Ferraro come trainer in carriera solo per pochi mesi) e di Strinati, che apparve allora anche più risentito, tanto da dichiarare:
Il signor Ferraro pensi alla sua società, non al Savona. Noi portiamo in giro per l’Italia questo nome glorioso a testa alta, a differenza di quello che accadeva quando era in mano ad altri.
E così si consumava il definitivo allontanamento di Ferraro dalla panchina del Savona (la lite con Riolfo in parte era dovuta proprio al fatto che fino a poco tempo prima il primo era in predicato di passare a guidare i biancoblù), viste le parole non proprio gentili che su di lui avevano fatto piovere sia Panucci sia Strinati, anche se su cosa avesse detto Patrick non c’è testimonianza che tenga, perlomeno giornalisticamente parlando.
Passano gli anni e intanto si modificano gli equilibri societari di tante compagini. Al Savona arrivano nuovi proprietari, Strinati se n’è già andato da un anno, Panucci fa le valigie quando capisce che aria tira e va a finire a fare il d.s. nel buen ritiro della Veloce. La squadra è forte, quasi una corazzata, ma è affidata a Saverio Pansera, che non riesce a farla esprimere al meglio, restando lontano dalla vetta della classifica.
Ed allora ecco spuntare un nome nuovo per la panchina: quello di Ferraro. La coppia si ricompone (Panucci era stato giocatore di Ferraro allenatore al Savona, peraltro), i dissidi sembrano superati e soprattutto la Veloce torna a inseguire sogni di gloria, grazie al 4-1 rifilato al Finale (con reti di Croci, Bottinelli, Peluffo e Ferrotti) e al 2-1 sul campo della Bolzanetese (grazie ad una doppietta di Andorno).
E così Ferraro torna, da vincente, ad allenare anche Croci, che, giunto nel suo vecchio Savona, aveva fatto allontanare, perché aveva, al tempo, un carattere non facile da plasmare (così almeno raccontavano i giornali).
Morale della favola: Ferraro, da gran signore qual è sempre stato, ha davvero fatto pace con tutti.
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