Il Savona, anche se vince con un classico risultato all’inglese, non domina lo scontro con la terza forza del campionato, un Casale che, sceso al Bacigalupo, non demorde mai e sembra a tratti perfino superiore ai biancoblù. Alla fine, se i Liguri passano anche sui Piemontesi, è vero però che devono ringraziare la buona stella di Iacolino, visto che è dall’inizio dell’anno che non sono mai sembrati così tanto in bambola davanti agli avversari, neppure nel match perso a Chiavari.
Il Casale di Carmignani è squadra rocciosa e ben impostata, con una forza d’urto impressionante, decisamente superiore a quella degli odierni avanti biancoblù, apparsi piuttosto lontani dalla forma d’inizio campionato e per niente abituati a giocare assieme. Zirilli e Sogno, soprattutto quest’ultimo, hanno faticato non poco per trovare qualche varco: il primo c’è riuscito alla lunga soprattutto grazie alla sua fisicità, che in una giornata fredda, ma senza vento è stata sicuramente un’arma in più. D’altra parte, l’intesa con l’Argentino stavolta non s’è vista, in pratica, mai.
Diverso è il discorso sul centrocampo, che rispetto alla formazione titolare non presentava che il solo Antonelli come rincalzo, nonostante i discorsi apocalittici del trainer nel pre-partita: certo, però, che schierare Andreotti sull’out invece che come mezza punta o addirittura come attaccante significa fargli portare la croce e cantare, col rischio di esporlo, com’è successo ancora, a qualche ingeneroso fischio da parte di chi neppure si è ricordato il calvario cui in questi mesi è stato sottoposto il calciatore.
Ponzo e Bottiglieri sono sembrati a conti fatti piuttosto in affanno, in particolare l’Argentino che non ha trovato quasi mai il bandolo della matassa, in quanto perennemente saltato dai Casalesi. Quanto all’inossidabile trentasettenne, ha macinato i suoi soliti chilometri, ma non tenendo fede all’impegno di inizio gara, quando era stato schierato davanti alla difesa, a fare da mediano e in pratica libero staccato in avanti. Così, alla fine, la difesa savonese ha rischiato, vista anche la propria pochezza, di capitolare più di una volta, anche quando il Casale è rimasto in dieci.
Discorso a parte merita Antonelli, che è il vero trionfatore della partita: sono già sei i punti che questo oscuro centrocampista d’Eccellenza ha ottenuto per la squadra, oggi con una punizione facile (vista la sapienza con cui Fiory ha sistemato la sua barriera), ma di certo battuta da campione, con una parabola a rientrare davvero pregevole (una delle cose migliori viste dalla sua parte, dato che a giocare è stato soprattutto il Casale stavolta).
La difesa è stata imbarazzante, come al solito, con Bruni che si staccava dal suo ruolo di centrale, andando a cercare fortuna altrove, ma senza rientrare con sufficiente velocità, e Candolini che forse dovrebbe essere messo in panchina a recuperare la forma, visto che è stato ridicolizzato da Masi, che è sembrato di un’altra categoria rispetto all’under. Solo “San” Pascarella s’è salvato dalla mezza débacle, contribuendo ancora una volta con la sua grande autorità a conservare il risultato positivo, visto che s’è superato in almeno due occasioni, togliendo le castagne dal fuoco.
Dall’altra parte, invece, il Casale ha seminato molto, senza raccogliere granché. Ha però avuto il controllo della partita quasi fin dai minuti iniziali, quando s’è capito che era il Savona ad aspettare, il Casale a dover e voler impostare il match. Carmignani sarà anche un trainer poco esperto, ma di fronte alle sue mosse tattiche Iacolino è stato fortemente in difficoltà, tanto che in più di un’occasione s’è lasciato andare a esternazioni non proprio fraterne nei confronti dei suoi giocatori (s’è udito, ad un certo punto, dopo il vantaggio un “ci siamo rinc*****niti” in modo piuttosto nitido, tra l’altro).
E’ bastato, insomma, giocare come l’Entella, cioé con due punte veloci (D’Angelo e Lauria, anche se il secondo è parso meno veloce) e due mezze punte ai lati, davvero diaboliche (Masi, che è stato imprendibile per buona parte della partita, e Serra, un giocatore d’altre categorie quanto a classe). Quando, così, il Casale ha capito che poteva giocare da solo, visto che il Savona s’era un tantinello assentato dal campo, la bilancia sembrava pendere decisamente dalla parte dei Piemontesi. Per la prima volta, il Bacigalupo poteva diventare dopo tante giornate di imbattibilità terra di conquista.
E’ qui che è avvenuta la svolta della gara, proprio quando il Casale aveva il proprio momento migliore, con l’espulsione di Serra da parte dell’arbitro livornese, che peraltro fino ad allora aveva fischiato all’inglese, lasciando correre diversi interventi (da una parte e dall’altra) da codice penale. Invece, stravagantemente, nel caso si improvvisava particolarmente severo e prima ammoniva il Casalese per un intervento falloso, ma decisamente irrilevante, e poi, probabilmente per proteste, lo espelleva nel giro di pochi secondi.
Qui la partita cambiava: non una mossa di Iacolino (che ritardava l’ingresso di Perrone oltre i limiti consentiti e che pasticciava alquanto con le sostituzioni, quando la ammonizione a Zirilli doveva consigliargli di farlo accomodare in panchina al più presto possibile), ma una decisione dell’arbitro, che lasciava in dieci la squadra di Carmignani e la esponeva naturalmente alla sconfitta.
I Casalesi, peraltro, tenevano ancora il campo con la tecnica e la corsa per qualche minuto. Poi, prendevano gol e da quel momento sembravano diventare quasi vittima sacrificale. La convinzione tornava loro con le sostituzioni, ma quella che poteva essere decisiva (l’ingresso di Araboni) tardava troppo a venire, col risultato che si finiva per arrivare al 2-0, con una zampata felice (una delle poche, in verità) di Zirilli.
Del resto, che fosse una giornata poco fortunata, il Casale lo aveva capito già dai primi minuti, quando Del Chiaro era uscito per infortunio: i due gol sul groppone non sono tanto una conseguenza di questo episodio, quanto dell’espulsione (francamente parsa un po’ frettolosa) di Serra, forse il calciatore con maggiore tasso tecnico dell’intera gara, assieme a Andreotti.
L’immagine più eloquente di questa partita è proprio di questo giocatore, che, invece che uscire dal campo e guadagnare gli spogliatoi, restava con la testa fra le gambe, all’imboccatura del tunnel, a piangere sull’occasione perduta di fare lo sgambetto alla capolista.
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