La storia tutta italiana dei ripescaggi

Leggere la rassegna stampa sulle eventualità di ripescaggio dalla serie D alla Seconda Divisione quest’anno è un po’ come prendere in mano un romanzo di cappa e spada. Divertentissimo, soprattutto quando non si è invischiati in quella miriade di domande e ricorsi. Dall’esito scontato, visto che, come nei romanzi dell’Ottocento, si sa quasi sempre chi è che prevarrà alla fine.

Quest’anno, poi, era talmente scontato che tutte le domande presentate, con la fideiussione di 600000 euro, sarebbero state accolte, che in effetti nessuno tra i presentatari avrà anche per un solo attimo tremato all’idea che gli fosse negato il pass per il professionismo.

La verità è che soltanto pochi hanno avuto il coraggio di presentare la cifra richiesta - uno sproposito, anche se fino ad un certo punto, perché in realtà la somma è da considerare investita solo per un terzo: 200000 euro, infatti, sono versati dalle nuove compagini tornate o approdate al professionismo della C2 a fondo perso, mentre gli altri 400000 torneranno nelle loro casse a fine anno, sempre che nel frattempo si siano comportate bene.

Il fatto è che nessuno, tantomeno Macalli, che a quanto pare viaggia a piccolo cabotaggio, visto che in tanti lo strattonano, è convinto che alla fine della stagione tutte le società attualmente in Seconda Divisione saranno senza debiti e tranquille sul versante economico. Alcune, secondo le previsioni del loro gran capo, non ce la faranno sicuramente. Ma, ora come ora, perché non ammetterle?

E’ sembrato, ad un certo punto, che Macalli stesso arrivasse a deplorare la situazione, ma senza poter intervenire più di tanto. Sono anni che, stanco della situazione, ha annunciato che non ci sarebbero stati più ripescaggi. Anche questo agosto ha rifatto la stessa minaccia-promessa. Ma nessuno, francamente, ci crede più: come si fa a dire di no a qualcuno che arriva, soldi alla mano, soprattutto in una congiuntura apparentemente non così favorevole e forse con le elezioni politiche alle porte?

Nessuno si può prendere la responsabilità di fare il Signor No, in questi casi. E così si spiega il caso della Sanremese, che, avendo conquistato sul campo l’Eccellenza, si ritrova in serie C2 con un duplice salto di categoria (ma senza mai essere stata ripescata nel frattempo, o senz’essere mai passata attraverso un fallimento, visto che questa che giocherà col Savona in serie C non è che la lontana erede dell’antica Sanremese defunta). Epperò la società matuziana aveva i soldi, altri no. Anzi, dopo la Sanremese in graduatoria c’erano ancora in teoria ben cinque posti utili: uno nel girone A e due rispettivamente nel B e nel C. Ma nessuno (è da sottolineare: NESSUNO) ha voluto essere ripescato.

Del resto, non è che la storia della crisi del calcio italiano sia iniziata ieri, o lo scorso mese, o che non si sapesse da moltissimo tempo che la condizione attuale del movimento è questa. Questo stesso blog lo segnalava in tempi non sospetti all’inizio della stagione. Non sembra davvero il caso di fare i sorpresi ora che i ripescaggi sono finiti nero su bianco, o di rammaricarsi per aver vinto la serie D con il campionato, quando sarebbe stato meglio invece arrivare secondi o terzi, spendendo di meno.

Inoltre, bisognerebbe riflettere sul fatto che qualche volta comprando di meno, ma oculatamente si fanno splendidi campionati e qualche altra volta, pur investendo moltissimo, si arriva vicini alla retrocessione. Non sempre le spese folli aiutano. E il girone del Savona in serie D l’anno scorso non sembrava davvero una bolgia dantesca, dove per emergere fossero necessarie spese folli, a quanto raccontavano gli esperti.

A scorrere, poi, la graduatoria finale delle ripescate, si scopre, con grande sorpresa, che, a parte la vincitrice dei play-off (il Matera, che di diritto è primo in graduatoria) e tre delle nove retrocesse (Pro Belvedere, Bellaria Igea, Carrarese; dato, questo, sia detto en passant, che dovrebbe già far riflettere), l’Entella era terza, il Casale quinto, secondo i criteri stabiliti:

1. Matera (vincitrice dei playoff)
2. Pro Belvedere VC (retrocessa dalla C2)
3. Carpi 24
4. Bellaria Igea (retrocessa dalla C2)
5. Pomezia 19
6. Carrarese (retrocessa dalla C2)
7. Entella 14
8. Renate 12
9. Casale 11
10. Campobasso 11
11. Trapani 9
12. L’Aquila 9
13. Latina 8
14. Vigor Lamezia 8
15. Avellino 4
16. Sanremese (neo-promossa in D dall’Eccellenza)

Ben 14 punti per l’Entella (che pure non è andata avanti nei play off). L’ultima in graduatoria, a parte la Sanremese, l’Avellino, ne ha solo quattro.

Insomma, chiunque avesse solo presentato la domanda, anche a zero punti (come ufficialmente la Sanremese, a quanto si legge nella classifica), sarebbe stato ammesso in Seconda Divisione.

Per una volta, dunque, le decisioni del palazzo favoriscono una pattuglia consistente di squadre liguri tra i professionisti: ben sei squadre (ivi contando, naturalmente, anche Genoa, Sampdoria e Spezia, oltre al Savona e alle neoripescate Entella e Sanremese). Non è un record, ma la situazione ne eguaglia uno, stabilito una prima volta nella stagione 1960-1961, ribadito poi nel 1978-1979 e confermato nell’anno successivo.

Evidentemente, tra tante società sprecone che non hanno avuto i soldi per iscriversi, la favoleggiatissima tirchiaggine ligure ha qualche merito, una volta tanto.



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